Comunità propedeutica al Seminario
San Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars
c/o  Seminario Vescovile, in via Scalabrini 65

Rettore: don Michele Malinverni
tel. 349.6428316.

Da alcuni anni è sorta nella Diocesi di Piacenza-Bobbio l’esperienza della Comunità propedeutica al Seminario e si trova negli ambienti del  Seminario di via Scalabrini.
Si tratta di una comunità vocazionale residenziale nella quale i ragazzi che lo desiderano possono approfondire nella preghiera, nello studio, nella carità, in un contesto familiare, ed inseriti nella vita diocesana, la propria vocazione.
Questa particolare esperienza di discernimento dura circa un anno, al termine del quale se si sono confermate le intenzioni del ragazzo e il parere positivo dei superiori si prosegue la formazione presso il Collegio Alberoni.
La comunità propedeutica offre un tempo propizio per una verifica profonda della vita alla luce del Vangelo attraverso la preghiera personale e comunitaria, lo studio di alcune discipline, il servizio di carità, il legame al mondo della pastorale sia in una parrocchia sia in diocesi.
Vi sono ammessi ragazzi maggiorenni che che hanno conseguito il diploma di scuola superiore, che appartengano alla Diocesi di Piacenza-Bobbio e che abbiano già maturato esperienze significative in ambito parrocchiale o diocesano. Per entrare nella comunità propedeutica si richiede la presentazione a Mons. Vescovo del giovane interessato da parte di un sacerdote diocesano che garantisca l’autentica richiesta di discernimento. Le attività della comunità propedeutica iniziano con il mese di ottobre.
[image width=”299″ height=”448″ align=”right” frame=”noframe”]http://www.diocesipiacenzabobbio.org/wp-content/uploads/2012/11/preseminario-6.jpg[/image]La comunità propedeutica è inoltre lo spazio per incontri di gruppo o personali sempre di carattere vocazionale e offre la possibilità di trascorrere anche un tempo prolungato di ritiro spirituale o di ricerca vocazionale in base alla esigenze dei singoli giovani che lo richiedano.

Di seguito alcuni stralci dagli Orientamenti e norme per i seminari (CEI 2006) che riguardano la realtà della comunità propedeutica.

47. La preparazione di base richiesta dal progetto educativo del seminario maggiore, la tendenza nei giovani a differire nel tempo le scelte esistenziali, la diversità, la complessità e la frammentazione degli odierni contesti di vita rendono normalmente necessario, per i giovani che non provengono dal seminario minore, uno specifico itinerario di introduzione al seminario maggiore. Per proporre, garantire e accompagnare tale itinerario, si raccomanda che ogni diocesi, gruppo di diocesi o regione istituisca una comunità propedeutica residenziale. Se ciò non fosse possibile a motivo dello scarso numero di vocazioni, non si manchi di attivare percorsi propedeutici personalizzati per i singoli,che potranno risiedere sia in seminario sia in una parrocchia. Di norma,non si ammetta al seminario maggiore chi, non provenendo dal seminario minore, non abbia compiuto almeno un anno propedeutico residenziale.

Gli obiettivi della comunità propedeutica sono:

– aiutare i giovani orientati al seminario a immergersi profondamente nel mistero di Cristo e ad assimilare gli elementi essenziali della vita spirituale;

– attivare un iniziale discernimento vocazionale, che verifichi la rettitudine delle intenzioni, la fondatezza delle motivazioni e la consistenza della personalità;

– consolidare le condizioni di maturità umana necessarie per abbracciare consapevolmente una formazione di spiccata impronta oblativa,capace di autotrascendenza e di relazioni umane costruttive;

– presentare in modo esauriente la figura del presbitero, secondo l’attuale sensibilità ecclesiale;

– completare la conoscenza dei principali dati della fede e della vita della Chiesa;

– acquisire la base culturale sufficiente per affrontare lo studio teologico.

48. La configurazione della comunità propedeutica è ancora in fase di sperimentazione. Tuttavia, le esperienze realizzate in molte diocesi permettono di indicare alcune caratteristiche essenziali che ne precisano

l’identità.

La comunità propedeutica:

– è collegata, ma distinta dalla comunità del seminario maggiore; per questo è preferibile, se possibile, che abbia una sede autonoma; in ogni caso deve essere garantita una specifica dinamica formativa;

– è principalmente finalizzata a verificare i segni oggettivi di un effettivo orientamento al presbiterato;

– tiene conto, per la sua modellazione concreta, «dell’estensione degli adempimenti propedeutici, degli obblighi scolastici o civili dei giovani che intraprendono il cammino, dell’opportunità che si attui subito o si rimandi il distacco da eventuali impegni di lavoro o da responsabilità familiari»;

– è inserita nella vita della Chiesa particolare, partecipando alle esperienze ecclesiali più rilevanti e proponendosi quale luogo significativo di ricerca vocazionale;

– coinvolge in modo adeguato le famiglie e le parrocchie di origine dei giovani.

La durata dell’esperienza propedeutica può variare da situazione a situazione. «L’introduzione, comunque, di un anno propedeutico rappresenta un riferimento interessante e una prima scelta “esemplare” a fronte di esigenze tanto complesse».

49. Gli educatori che guidano la comunità sono il responsabile e il direttore spirituale.

Il responsabile vive con i giovani, condividendone le giornate, le esperienze e i problemi, in un atteggiamento di ascolto e di accompagnamento. Spetta a lui organizzare la vita in comune e progettare gli itinerari formativi, sia personali che comunitari. Fa parte dell’équipe educativa del seminario maggiore, al cui rettore fa costante riferimento per concordare le scelte pedagogiche più rilevanti e orientarsi sulle decisioni da prendere,specialmente in ordine all’accoglienza dei giovani in comunità e al loro passaggio al seminario maggiore.

Il direttore spirituale introduce i giovani alla vita spirituale e alla preghiera ed è a disposizione per la direzione spirituale in ordine a un primo discernimento vocazionale circa la fondatezza delle motivazioni. Egli, inoltre, si affianca al responsabile nella progettazione degli itinerari formativi personali e comunitari.

50. Il progetto educativo di una comunità propedeutica è per sua natura molto flessibile, in quanto dipende dalle esigenze reali dei giovani che chiedono di farne parte, dalla loro storia, dalle loro esperienze spirituali ed ecclesiali, dagli studi compiuti. Tuttavia, esso non può essere vago e improvvisato; alcuni aspetti fondamentali devono essere garantiti e coordinati, pur se adattati di anno in anno alla diversa composizione della comunità. Essi sono:

– l’esperienza dello stare con il Signore: il giovane deve fare un’esperienza spirituale incisiva, per poter dire alla fine: “Sì, dedicherò tutta la mia vita al Signore”. Considerato da questa prospettiva, il periodo propedeutico si caratterizzerà per l’attenzione al silenzio e al raccoglimento;per l’iniziazione alla preghiera personale e liturgica, alla lectio divina, all’Eucaristia quotidiana e alla pratica costante del sacramento della Riconciliazione; per un’accurata direzione spirituale finalizzata al discernimento vocazionale;

– un impegno assiduo nella conoscenza di sé e nella maturazione umana:si tratta di favorire la conoscenza e la verifica degli aspetti fondamentali della personalità, evidenziandone le risorse e le eventuali fragilità. A tal fine,è raccomandato, nel rispetto della libertà di ciascuno,il ricorso all’apporto della valutazione psicodiagnostica e,quando è opportuno, pure all’accompagnamento psicologico;

– l’integrazione della formazione culturale di base e la preparazione immediata agli studi teologici. Come formazione di base, è bene prevedere un percorso catechistico sui temi fondamentali della fede, alcune proposte letterarie, la presentazione di alcuni libri della Sacra Scrittura, anche in sintonia con l’anno liturgico. Come preparazione alla teologia, è necessario che chi non ha studiato la storia della filosofia,il latino e il greco nel secondo ciclo scolastico possa acquisirne le conoscenze di base; è pure conveniente offrire a tutti la possibilità di approfondire lo studio di una lingua straniera;

– un certo coinvolgimento in esperienze di carità. Mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie energie a chi è nel bisogno è una verifica importante che manifesta la profondità dell’orientamento oblativo della propria vita;

– il contesto della vita in comune, come preparazione all’esperienza del seminario maggiore e poi alla condivisione nel presbiterio diocesano. Essa si esprime nell’organizzazione delle giornate, dei servizi e della liturgia, nell’accoglienza reciproca, nello scambio spirituale. L’esperienza  del piccolo gruppo, che generalmente è data durante questo tempo previo al seminario maggiore, è ricca di risorse che è necessario riconoscere e valorizzare;

– la possibilità di significative relazioni ecclesiali: è bene che ai giovani sia offerta l’opportunità di un adeguato inserimento settimanale(possibilmente il sabato e la domenica) presso la parrocchia di origine o un’altra idonea; così pure è utile che essi partecipino alle iniziative diocesane più significative (specialmente quelle indirizzate ai giovani), per maturare un più forte senso di appartenenza ecclesiale.